Siamo cresciuti in un capannone che sapeva di olio e ferro caldo. Papà faceva il fabbro, e i pomeriggi dopo la scuola li passavamo a tenergli la torcia, a passargli la chiave del 13, a smontare le radio rotte dei vicini per capirne il dentro. Si imparava prima l'ordine: la vite giusta, l'attrezzo giusto, la persona giusta a cui chiedere.
Crescendo abbiamo allargato la cassetta degli attrezzi. Dal fabbro siamo passati all'impianto elettrico, poi all'idraulico: tre mestieri che, tra le mura di una casa, finiscono per parlarsi sempre. Una porta che non chiude bene è quasi sempre un cilindro stanco. Un lampadario che ronza è quasi sempre una saldatura fredda. Un rubinetto che gocciola, una guarnizione da due euro.
Per anni abbiamo lavorato sotto altre ditte e abbiamo visto come funziona quando in mezzo c'è un call center: il cliente aspetta, il tecnico arriva senza sapere niente, e in fattura spuntano voci che nessuno aveva annunciato. Non era così che avevamo imparato.
Oggi facciamo il mestiere a modo nostro. Uno di noi risponde al telefono, e quello che senti è uno dei due. L'altro è già in strada. Niente intermediari, niente «vediamo se siamo in zona», niente sorprese. Il preventivo lo scriviamo prima di iniziare, e il prezzo concordato è quello in fattura.